Una lezione di scienze, una chiacchierata in giardino o semplicemente la voglia di capire chi mangia chi: la domanda ritorna spesso. Qual è questa pianta profumata che attira insetti, i quali finiscono nel becco di un uccello? La risposta è più sfumata di un solo nome di pianta, ma è affascinante.
La risposta: piante profumate che attirano gli insetti, primo anello della catena alimentare
Diverse piante corrispondono alla descrizione. In Europa, l’esempio più classico è il gigaro (Arum maculatum), il cui odore attira minuscole mosche. Tra le piante carnivore, il nepente è il grande favorito dei manuali: il suo nettare e il suo profumo attirano formiche e mosche verso una trappola a forma di urna.
Il meccanismo è sempre lo stesso. La pianta emette composti volatili, cioè le molecole che formano il suo odore. Questi attirano insetti (mosche, coleotteri, moscerini) in cerca di cibo, di un luogo dove deporre le uova o di un riparo. Questi insetti diventano poi prede degli uccelli insettivori, come le cince, i pettirossi o le capinere, che apprezzano anche le zanzare del giardino.
Si ottiene così una catena alimentare a tre livelli: pianta, insetti, uccelli. La pianta non cerca certo di nutrire gli uccelli. È un effetto a cascata: raduna insetti, e i predatori di quegli insetti la seguono.
Perché alcune piante emanano un odore?
Una pianta non si muove. Per riprodursi deve quindi convincere altri esseri viventi a lavorare per lei. L’odore funziona come segnale a distanza, molto prima che il colore del fiore diventi visibile.
Nella grande maggioranza dei casi, questo segnale attira gli impollinatori: api, bombi, farfalle, sirfidi. Il fiore offre nettare o polline, e l’insetto trasporta il polline da un fiore all’altro. È così che funzionano i profumi dolci della lavanda o del caprifoglio.
Alcune piante giocano un altro gioco. Imitano l’odore di una carogna o di escrementi per ingannare gli insetti che depongono le uova sulla materia in decomposizione. Questo mimetismo olfattivo è un vero trucco: l’insetto se ne va senza aver trovato nulla da mangiare, ma coperto di polline. Altre piante, le carnivore, usano odore e nettare per intrappolare i visitatori e digerirli.
Esempi di piante profumate che attirano gli insetti
Le piante con odore di carogna: aro, amorfofallo, rafflesia
Il gigaro cresce nei sottoboschi e nelle siepi italiane. Il suo fiore emana un odore acre, simile a quello degli escrementi, che attira piccole mosche. Queste cadono in una camera rivestita di peli rivolti verso il basso, restano prigioniere per una notte, si ricoprono di polline e vengono liberate il giorno dopo.
Ancora più spettacolare, l’amorphophallus titanum, originario di Sumatra, sa di carne avariata. Attira coleotteri necrofagi e mosche. La rafflesia, il fiore più grande del mondo, si basa sullo stesso principio dell’odore di carogna. Quanto all’hydnora, una pianta sotterranea dell’Africa e del Madagascar, seduce i coleotteri con un odore di materia in decomposizione.
Anche nei nostri giardini, il giaggiolo puzzolente emana un odore intenso quando si sfregano le foglie, e l’elleboro puzzolente, come dice il nome, non è da meno. La loro storia è un po’ diversa: l’elleboro è visitato soprattutto dai bombi in pieno inverno, mentre il giaggiolo puzzolente offre in autunno semi arancioni molto visibili, che gli uccelli vengono a beccare.
Le piante carnivore: nepente e drosera
Il nepente produce urne il cui bordo scivoloso è cosparso di nettare. Formiche, mosche e zanzare vi si avventurano, perdono l’appoggio e annegano in un liquido digestivo. Qui l’insetto non è un impollinatore: è il pasto della pianta.
La drosera, invece, stende sulle foglie piccole gocce appiccicose e lucenti. Imitano la rugiada ed emanano un odore dolce che attira moscerini e piccole mosche. In questi casi, gli uccelli mangiano soprattutto gli insetti che gironzolano intorno alla pianta, prima di restarne intrappolati.
| Pianta | Odore | Insetti attirati | Ruolo |
|---|---|---|---|
| Aro maculato (Arum maculatum) | Acre, fecale | Piccole mosche | Impollinazione |
| Amorfofallo (A. titanum) | Carne in decomposizione | Coleotteri, mosche | Impollinazione |
| Nepente (Nepenthes) | Nettare dolce | Formiche, mosche | Trappola carnivora |
| Drosera (Drosera) | Dolce | Moscerini | Trappola carnivora |
Dall’insetto all’uccello: come si costruisce la catena alimentare
Quando una pianta concentra insetti, crea una piccola dispensa. Le mosche e i coleotteri che ronzano intorno a un fiore o a un fogliame vengono individuati dagli insettivori. Una cinciarella ispeziona le foglie, un pettirosso scruta il terreno, una capinera becchetta tra le ombrelle.
Questa predazione ha un effetto utile: regola le popolazioni di insetti e nutre i piccoli in primavera, quando le nidiate chiedono proteine. Una coppia di cince può portare centinaia di prede al giorno ai propri piccoli.
No, la pianta non richiama gli uccelli
L’odore si rivolge agli insetti, non agli uccelli. Gli uccelli approfittano di una concentrazione di insetti che non hanno provocato. È una relazione indiretta, ed è proprio questo che fa della pianta il primo anello della catena, mai un’esca volontaria.
Attirare insetti (e uccelli) nel proprio giardino
Vuoi ricreare questa catena a casa tua? Non serve coltivare un fiore con odore di carogna. Le piante aromatiche e mellifere fanno benissimo al caso: lavanda, timo, origano, salvia, rosmarino, santoreggia, menta ed erba cipollina. I loro fiori e le loro ombrelle attirano mosche, sirfidi, api e coleotteri, quindi una dispensa permanente per gli uccelli, che in inverno approfittano anche degli arbusti con bacche che attirano gli uccelli. Anche la letteratura didattica italiana segnala timo, origano e menta per attirare farfalle e coccinelle, insetti predatori dei parassiti delle colture.
L’edera, pianta rampicante che ospita gli uccelli in giardino, è un alleato prezioso proprio in questo periodo: fiorisce in autunno, quando molte piante hanno finito. I suoi fiori riuniscono mosche, vespe e api, e gli uccelli vengono a cacciare lì. Un cumulo di legna morta, un angolo di erbe alte e una piccola pozza d’acqua completano il quadro.
La cosa più importante è evitare gli insetticidi. Un giardino senza pesticidi conserva i suoi insetti, quindi anche i suoi uccelli. Per la biodiversità del tuo giardino è il gesto che conta di più.
La risposta giusta all’esercizio sta dunque in una frase: una pianta profumata (gigaro, nepente, amorfofallo o persino una semplice edera in fiore) attira insetti, e questi nutrono gli uccelli insettivori. La pianta lancia il segnale, gli insetti rispondono e gli uccelli approfittano del pasto.






