Un bombo che sparisce sotto il capanno, un va e vieni discreto ai piedi di un muro, e vi ritrovate con una domanda: che cosa ci fa lì? Niente panico. Quello che osservate è probabilmente una regina che sta fondando la sua colonia, e la sua scelta non è affatto casuale.
Perché i bombi cercano luoghi nascosti per nidificare?
La risposta sta in una parola: la vulnerabilità. In primavera la regina esce dal letargo da sola. Non ha operaie che la proteggano, non ha riserve e deve costruire tutto da sola: le prime celle, le prime uova, le prime scorte di polline. Per diverse settimane è al tempo stesso costruttrice, nutrice e custode. Un luogo esposto sarebbe una scommessa troppo rischiosa.
Un posto nascosto risponde a più esigenze insieme. Mette il nido al riparo dai predatori (uccelli, topi, tassi, alcuni insetti parassiti) che attaccherebbero la covata. Protegge anche dalle intemperie e dagli sbalzi di temperatura, perché le larve hanno bisogno di un calore abbastanza stabile, che le operaie mantengono poi facendo vibrare i muscoli. Infine conta la tranquillità: un passaggio frequente, le vibrazioni o il rumore del tosaerba disturbano la colonia, e la regina può abbandonare un sito troppo disturbato.
Il bombo non ragiona come l’ape, che costruisce un alveare duraturo per superare l’inverno. La sua colonia annuale vive una sola stagione. Non ha quindi bisogno di un grande volume, ma solo di una piccola cavità asciutta, isolata e poco visibile, con un materiale morbido per rivestire l’interno.
Dove i bombi sistemano il nido? I luoghi più frequenti
A seconda della specie, la regina scava nel terreno, tra l’erba alta o nelle strutture umane. Il punto in comune è sempre lo stesso: un vuoto già esistente, che lei sistema con muschio, erba secca o peli di animali.
| Tipo di posizione | Esempi concreti | Perché va bene |
|---|---|---|
| Nel terreno | Tana abbandonata di roditori, scarpata, base di una siepe | Camera già pronta, temperatura stabile, ingresso nascosto |
| In superficie | Ciuffo d’erba, cumulo di foglie, muschio, catasta di legna | Mimetismo naturale e materiale da imbottitura sul posto |
| Nelle costruzioni | Sotto il capanno, isolamento termico, muro cavo, solai | Riparo asciutto, materiale isolante, pochi disturbi |
| In alto | Cassetta-nido per uccelli, cavità in un albero | Spazio chiuso, lontano dal suolo e dai suoi predatori |
La tana abbandonata è il classico per eccellenza. Una regina di Bombus terrestris, una delle specie più diffuse in Italia, esplora le gallerie lasciate da arvicole o topolini e ne adotta una che le sembra asciutta e profonda. Le specie che nidificano in superficie preferiscono infilarsi sotto un ciuffo d’erba fitto, in un mucchio di foglie o sotto una catasta di legna. Altre, come il bombo degli alberi, occupano volentieri una cassetta-nido o una cavità in alto.
Anche le costruzioni umane offrono buone opportunità. Lo spazio sotto un capanno, un’intercapedine di isolamento mal chiusa, un muretto a secco o un angolo di solaio somigliano molto a ciò che offre la natura: un vuoto asciutto, tranquillo e rivestito di materiale morbido.
Come riconoscere un nido di bombi (e distinguerlo da quello di vespe)?
Un nido di bombi si nota quasi mai. Non ci sono strutture visibili né involucri grigi sospesi. Il primo indizio è il va e vieni regolare delle operaie verso lo stesso foro, spesso di dimensioni poco più grandi di una nocciola. Entrano cariche di polline, riescono, ripartono. Il volo è pesante, ronzante, e gli insetti sono tondi e pelosi.
La colonia resta modesta: alcune decine di individui, a volte alcune centinaia nelle specie più grandi. Basta a produrre un’attività visibile nelle belle giornate, senza paragone con un alveare di api, che conta decine di migliaia di abitanti.
Bombo o vespa: il test dei 30 secondi
Guardate il corpo e il movimento. Il bombo è tozzo, coperto di peli, con fasce di colore morbido, e torna con il polline sulle zampe. La vespa è liscia, gialla e nera, slanciata, e il suo nido di carta grigia si vede sotto un tetto o su un albero. Se l’ingresso è a raso terra o in un vuoto nascosto, propendete per il bombo.
Un nido di bombi è pericoloso? Che cosa fare quando se ne trova uno
Nella stragrande maggioranza dei casi, no. Il bombo non è aggressivo e non cerca il contatto. Una puntura è rara e avviene solo se si disturba il nido, per esempio camminandoci sopra, infilando una vanga nella tana o chiudendo l’ingresso. Solo le femmine hanno il pungiglione, che a differenza di quello dell’ape non rimane infisso nella pelle. Chi è allergico alle punture di imenotteri deve ovviamente prestare attenzione.
Il riflesso giusto è non fare nulla, un po’ come davanti a un’ape che si è sistemata in un buco del muro. Se possibile, mantenete tre o quattro metri di distanza dall’ingresso, evitate di tosare nelle vicinanze e spiegate ai bambini che non devono frugare in quel buco. La colonia dura una sola stagione: la regina fondatrice muore, muoiono anche le operaie, e solo le giovani regine fecondate partono per lo svernamento, un po’ ovunque e raramente nello stesso posto. Il nido viene abbandonato e non sarà riutilizzato.
Se il nido si trova in un passaggio molto frequentato o in un punto davvero problematico (una cassetta della posta, una tapparella), rivolgetevi a un apicoltore, a un’associazione di tutela della natura o a un professionista che pratichi lo spostamento del nido anziché la distruzione. Alcune specie di bombi sono in calo e ogni colonia conta per l’impollinazione. Un nido distrutto in primavera significa centinaia di visite future ai fiori in meno.
Nido in casa: il riflesso da adottare
Se i bombi entrano da una fessura della facciata o da un’intercapedine di isolamento, aspettate la fine dell’estate. Quando la colonia si è esaurita, chiudete l’apertura per evitare che una nuova regina vi si sistemi la primavera successiva.
Come accogliere i bombi in giardino offrendo un riparo tranquillo
Convivere con i bombi significa soprattutto lasciare loro qualche angolo di quiete. Un giardino troppo ordinato, dove tutto viene tosato, rastrellato e pulito, non offre alcun rifugio. Al contrario, un piccolo spazio un po’ selvatico fa la differenza: una striscia di erba alta ai piedi di una siepe, un mucchio di foglie secche in fondo al giardino, una catasta di legna o di rami che non spostate prima dell’autunno.
La cassetta-nido è un aiuto in più. Una cassa di legno non trattato, riempita di muschio secco o paglia, con un piccolo foro d’ingresso e un tetto impermeabile, può essere collocata a ridosso del suolo, al riparo dal vento, sul lato sud-est e all’ombra nel pomeriggio. Viene spesso adottata già alla seconda primavera, perché le regine individuano le cavità durante tutta la stagione.
Non dimenticate la dispensa. I bombi hanno bisogno di fiori ricchi di nettare da marzo a ottobre: salice e polmonaria all’inizio, lavanda, borragine, trifoglio e facelia in estate, edera e astri a fine stagione. Evitate gli insetticidi, anche quelli definiti naturali, che indeboliscono le colonie, soprattutto nel periodo in cui la regina fonda il nido da sola.
Domande frequenti
I bombi tornano ogni anno nello stesso posto?
Il nido in sé non viene mai riutilizzato. In compenso, un sito favorevole, come una scarpata riparata o lo spazio sotto un capanno, attira spesso nuove regine di anno in anno.
Qual è la differenza con le api?
Le api vivono in grandi colonie permanenti dentro un alveare di cera. I bombi formano piccole famiglie annuali, senza grandi riserve di miele, e nidificano in cavità improvvisate.
Bisogna temere un nido sotto il capanno?
Non finché non lo disturbate. Evitate semplicemente urti e lavori nelle vicinanze fino alla fine dell’estate, quando la colonia si esaurisce naturalmente.





