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Perché le falene meritano la stessa attenzione delle farfalle diurne

Phalene aux ailes brunes immobile sur un drap blanc

Questa sera, centinaia di falene passeranno sopra il vostro giardino senza che voi le notiate. Mentre ci si entusiasma per la vanessa o per la gonepteryx, le falene svolgono in silenzio un lavoro che nessun altro fa al loro posto. Impollinano, nutrono decine di specie e superano di gran lunga in numero i loro cugini diurni.

La risposta si riassume in tre argomenti. Le falene rappresentano circa il 90 % delle specie di lepidotteri, sono impollinatrici notturne che nulla può sostituire e occupano un posto centrale nella catena alimentare. Vediamo i dettagli, e poi cosa potete fare già da quest’estate.

Falene e farfalle diurne: uno stesso ordine, differenze meno nette di quanto si pensi

I due gruppi appartengono all’ordine dei lepidotteri. Le farfalle diurne sono raggruppate nei ropaloceri, mentre le falene rientrano negli eteroceri. Quest’ultimo termine non è una vera categoria scientifica: indica tutto ciò che non è un ropalocero, il che dice molto sul rapporto di forza tra i due gruppi.

Alcuni criteri permettono di distinguerli, senza che queste regole siano assolute.

Criterio Farfalle diurne Falene
Antenne Sottili, terminate a clava Filiformi o piumose (in molti maschi)
Ali a riposo Spesso sollevate sopra il dorso Spesso distese o a tetto sul corpo
Corpo Piuttosto snello Spesso tozzo e peloso
Ninfosi Crisalide nuda Spesso un bozzolo di seta, a volte interrato
Attività Diurna Prevalentemente notturna, ma non sempre

Idea sbagliata: «una falena è per forza grigia e spenta»

Molte falene volano di giorno e hanno colori vivaci. La falena dell’edera, per esempio, bottina nei prati con ali nere, crema e rosse. Il criterio «vola di notte» non basta quindi a definire il gruppo.

Una diversità nettamente superiore a quella delle farfalle diurne

Nel mondo si contano circa 160 000 specie di lepidotteri, e quasi il 90 % sono falene. In Italia sono censite oltre 3.000 specie di falene: un dato che mostra quanto la componente notturna dei lepidotteri sia ampia rispetto alle sole farfalle diurne. Trascurare questo gruppo significa dunque lasciare fuori gran parte della biodiversità dei lepidotteri.

Questa diversità si ritrova nelle dimensioni, dalle «microfalene» di pochi millimetri fino ai giganti con oltre dieci centimetri di apertura alare. Si ritrova anche negli stili di vita: alcuni adulti si nutrono di nettare, altri di linfa, e alcuni non hanno nemmeno più la spiritromba e vivono delle riserve accumulate dal bruco. Ignorare questo gruppo significa quindi perdere gran parte della biodiversità dei lepidotteri.

Impollinatrici dell’ombra e anello chiave della catena alimentare

Di notte l’impollinazione non si ferma. Molti fiori si aprono al crepuscolo, sono bianchi o pallidi e diffondono un profumo intenso per attirare i loro visitatori. Caprifoglio, tabacco ornamentale, enagra, saponaria o silene contano sulle falene per trasportare il loro polline.

La ricerca scientifica mostra che le reti di impollinazione notturne sono molto più ricche di quanto si immaginasse. Le falene visitano un gran numero di piante diverse e integrano il lavoro di api e sirfidi, soprattutto dove gli impollinatori diurni diminuiscono. Il loro corpo peloso trattiene bene il polline, il che le rende ottime trasportatrici.

Il loro ruolo nella catena alimentare è altrettanto decisivo. I pipistrelli ne fanno una parte importante della dieta, e alcune falene hanno sviluppato in risposta organi capaci di percepire i loro ultrasuoni. I bruchi, invece, nutrono gli uccelli: per allevare una covata, una coppia di cinciallegre deve portare al nido migliaia di bruchi. Senza di loro, il giardino diventa presto silenzioso.

Specie spettacolari quanto i cugini diurni

Il pregiudizio della «farfalla grigia» non resiste a qualche incontro ravvicinato. Ecco quattro specie che lo smentiscono.

  • La grande falena pavone (pavone notturno): con un’apertura alare di 12-15 cm, è una delle falene più grandi d’Europa. L’adulto non si nutre affatto e vive solo pochi giorni, unicamente per riprodursi.
  • La sfinge colibrì (o moro-sfinge): vola in pieno sole, si libra davanti ai fiori srotolando la lunga spiritromba e viene spesso scambiata per un minuscolo uccello.
  • La sfinge del convolvolo: un grande migratore grigio e rosa, la cui spiritromba può superare i dieci centimetri e raggiungere il nettare dei fiori più profondi.
  • La falena dell’edera: una falena che bottina di giorno, con motivi grafici e ali posteriori rosso vivo.

Questi esempi dimostrano che le falene non hanno nulla da invidiare alle farfalle diurne in fatto di bellezza, comportamenti e ingegnosità.

Come osservare e proteggere le falene in giardino

Per osservare questi visitatori il metodo costa poco. Tendete un lenzuolo bianco tra due paletti, illuminatelo con una lampada (oppure installate una trappola luminosa non letale) e attendete dopo il tramonto, in una notte mite e senza vento. Le falene si posano sul tessuto, e così potete fotografarle con calma prima di lasciarle andare. Per iniziare bastano uno smartphone e una guida d’identificazione.

Per aiutarle, alcuni gesti contano più di tutti gli altri:

  • Spegnere o ridurre le luci esterne di notte. L’inquinamento luminoso disorienta le falene, le sfinisce e le espone ai predatori.
  • Piantare fiori notturni che attirano le falene: caprifoglio, tabacco ornamentale, enagra, violaccioca, saponaria.
  • Lasciare piante ospiti indispensabili ai bruchi delle farfalle: ortiche, graminacee, arbusti autoctoni, edera che fiorisce in autunno.
  • Evitare i pesticidi, compresi i prodotti antilumache e gli insetticidi «fai da te», che colpiscono anche i bruchi.
  • Conservare un angolo selvatico, con foglie morte ed erbe alte, dove crisalidi e bozzoli trascorrono l’inverno.

Queste azioni costano quasi nulla e giovano a tutta la vita del giardino, dai ricci ai pipistrelli. Un giardino che vive di notte vive anche di giorno, ed è forse la ragione migliore per alzare lo sguardo verso quelle creature che non si vedono mai.

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