Mettere una mangiatoia in giardino quando gela è un gesto generoso. Ma senza volerlo è anche il modo migliore per far incontrare decine di uccelli nello stesso posto e nello stesso momento. Se non si fa attenzione, questo piccolo ristorante diventa un luogo di contagio.
Buone notizie: poche abitudini bastano per mantenere sana una mangiatoia. Pulizia regolare, buona collocazione, cibo adatto e una reazione rapida davanti a un uccello debilitato: ecco ciò che conta davvero.
Perché una mangiatoia può diffondere malattie tra gli uccelli
Attorno a una mangiatoia gli uccelli si stringono, si toccano con il becco, mangiano gli stessi semi e lasciano feci un po’ ovunque. È esattamente ciò che serve ad alcuni agenti infettivi per passare da un individuo all’altro.
Due malattie ricorrono spesso negli uccelli dei giardini. La salmonellosi si trasmette tramite le feci che sporcano semi e acqua. La trichomonosi, causata da un parassita, colpisce soprattutto verdoni e cardellini, ma anche altre specie, e si trasmette con la saliva e con i semi bagnati. Quanto all’influenza aviaria, riguarda soprattutto uccelli selvatici acquatici e rapaci, ma richiede maggiore attenzione in caso di episodi nella zona; gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS) seguono la situazione.
L’umidità peggiora tutto. I semi bagnati ammuffiscono, le feci ristagnano e i germi proliferano. Una mangiatoia trascurata fa quindi più male che bene.
Pulire la mangiatoia e l’abbeveratoio: frequenza e metodo
La pulizia è il gesto che cambia di più le cose. Per una mangiatoia molto frequentata o in tempo umido, prevedete un intervento ogni settimana. Anche quando è asciutto e passano pochi uccelli, non superate le due settimane. L’abbeveratoio richiede ancora più attenzione: l’acqua va cambiata ogni giorno e lavata regolarmente (trovate i nostri consigli per mantenere pulito e sicuro un bagno per uccelli).
| Elemento | Frequenza | Cosa fare |
|---|---|---|
| Abbeveratoio | Acqua cambiata ogni giorno | Svuotare, sciacquare, strofinare, riempire con acqua pulita |
| Mangiatoia | Una volta a settimana | Togliere i residui, spazzolare, lavare, disinfettare, asciugare |
| Terreno sotto la mangiatoia | Ogni settimana | Raccogliere i residui di semi e le feci |
| Dopo un uccello malato | Immediatamente | Togliere la mangiatoia, pulire tutto, attendere prima di rimetterla |
Come pulire e disinfettare passo dopo passo
Indossate dei guanti prima di toccare qualsiasi cosa, e lavatevi poi le mani. Riservate una spazzola a questo uso, senza riutilizzarla in cucina.
- Svuotate la mangiatoia e buttate i semi rimasti, soprattutto se umidi o incollati.
- Immergete e spazzolate tutto con acqua calda e sapone, senza dimenticare gli angoli in cui si accumulano le feci.
- Risciacquate abbondantemente con acqua pulita.
- Disinfettate con candeggina diluita (circa una parte di candeggina per nove parti d’acqua), oppure con acqua bollente se il materiale lo consente.
- Risciacquate di nuovo, poi lasciate asciugare completamente prima di riempire. Una mangiatoia ancora umida favorisce le muffe.
Fate questa operazione all’aperto o in una vaschetta dedicata, lontano dal lavello della cucina. La disinfezione non è complicata, ma deve essere regolare per essere efficace.
Scegliere e posizionare la mangiatoia per limitare i contagi
Preferite un modello facile da smontare e da spazzolare, con un tetto che protegga dalla pioggia. Le mangiatoie a tramoggia (semi distribuiti man mano) limitano lo sporco, a differenza dei vassoi aperti dove i semi finiscono tra le feci. Il legno grezzo, molto poroso, trattiene i germi: la plastica rigida, il metallo o il vetro si puliscono meglio.
La posizione conta quanto il materiale. Installate la mangiatoia al riparo dal vento e dall’umidità, in un luogo tranquillo, in alto, lontano dai punti in cui i gatti possono nascondersi o arrampicarsi. Uno spazio libero di un paio di metri attorno le lascia il tempo di individuare il pericolo.
Pensate anche alle vetrate: una mangiatoia posta a pochi metri da una finestra può causare collisioni mortali. Tenetela lontana dal vetro e, se non è possibile, applicate sulle superfici degli adesivi ben visibili, una precauzione utile anche per evitare che un uccello si ferisca urtando il proprio riflesso in primavera. Infine, se potete spostare la mangiatoia di qualche metro ogni due o tre settimane, eviterete che i rifiuti si accumulino sempre nello stesso punto.
Offrire un’alimentazione sana e in quantità ragionevoli
I semi di girasole neri restano la scelta migliore: piacciono alle cince, ai verdoni e ai cardellini e nutrono bene anche con il grande freddo. Le palline di grasso sono utili, purché siano proposte senza rete di plastica, in cui zampe e becchi possono restare intrappolati.
Il pane è sconsigliato: contiene lievito, lievita nello stomaco, ammuffisce in fretta e apporta un valore nutritivo insufficiente. Lo stesso vale per gli avanzi di cucina salati o piccanti, il latte o il grasso di cottura, e per noccioline e frutta secca salate o speziate. Meglio poco cibo rinnovato spesso che grandi quantità che restano in giro. Se il giorno dopo ci sono ancora semi, ne avete messi troppi.
Uccello gonfio, immobile, palpebre incollate: il riflesso giusto
Un uccello che resta fermo, con le piume arruffate, respira con difficoltà o si lascia avvicinare è probabilmente malato. Togliete la mangiatoia e l’abbeveratoio, puliteli e aspettate da una a due settimane prima di ricominciare. Dispersi, gli uccelli si contagiano meno.
Cosa fare se trovate un uccello malato o morto?
Non toccate mai un uccello a mani nude. Usate dei guanti o un sacchetto rovesciato, mettete l’animale in un sacchetto chiuso da gettare con i rifiuti domestici, oppure seppellitelo in profondità. Poi lavatevi bene le mani e pulite ciò che può essere entrato in contatto con l’animale.
Un solo uccello morto non deve preoccuparvi più di tanto: in inverno può capitare. Se invece ne trovate diversi in poco tempo, soprattutto uccelli acquatici, rapaci o corvidi, avvisate il Comune o il servizio veterinario della ASL competente, che sorveglia le morie della fauna selvatica insieme agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS). La LIPU propone inoltre risorse utili per riconoscere le malattie più comuni.
Tenete gli animali domestici lontani dalle carcasse e seguite le indicazioni delle autorità sanitarie in caso di episodio di influenza aviaria nella vostra zona. In alcuni casi potrebbe essere necessario rimuovere la mangiatoia.
Quando smettere di nutrire gli uccelli?
Il nutrimento invernale si pratica soprattutto da novembre a marzo, quando le risorse naturali scarseggiano (potete anche scoprire quali uccelli approfittano dei semi dei fiori lasciati fino all’inverno). Quando tornano le belle giornate, insetti e semi selvatici riprendono il loro ruolo, e i genitori hanno bisogno di un cibo ricco di proteine per i piccoli. I semi di girasole possono addirittura essere poco adatti ai nidiacei.
Riducete le quantità poco alla volta in primavera, in modo che gli uccelli si abituino, poi riponete la mangiatoia dopo un’ultima pulizia completa. Lasciate l’abbeveratoio in posizione se potete pulirlo ogni giorno: l’acqua resta utile in caso di caldo.
Una mangiatoia ben tenuta richiede tempo e un po’ di rigore, ma il risultato si vede: uccelli in migliore salute e un giardino pieno di vita.






