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Quale fiore selvatico può nutrire più specie di insetti impollinatori?

Abeille posée sur une marguerite aux pétales blancs

Pensate di avere un angolo di giardino «trascurato»? Potrebbe invece ospitare una decina di insetti. A volte basta un solo fiore selvatico scelto con cura per riunire sulle sue corolle api, bombi, sirfidi e perfino farfalle.

Qual è questo fiore selvatico che nutre più specie di impollinatori?

Non esiste un’unica risposta, ma alcune piante tornano continuamente. Il trifoglio è in testa: i suoi fiori, ricchi di nettare e polline, attirano api selvatiche, bombi, farfalle e numerosi piccoli ditteri. Il tarassaco, il rovo e il cardo completano questo quartetto.

Queste piante hanno un punto in comune. Offrono una tavola aperta, dove ogni insetto trova di che nutrirsi, indipendentemente dalla lunghezza della propria lingua. È ciò che le distingue dalle piante ornamentali sofisticate, spesso povere di risorse.

Un fiore selvatico ricco di nettare non è necessariamente appariscente. Cresce ai bordi dei sentieri, nei prati fioriti o ai piedi di un muro, e si riproduce spontaneamente. Per un giardino che vuole accogliere gli impollinatori, è un ottimo punto di partenza.

Nettare, polline, forma del fiore: perché attira tanti insetti?

Una pianta mellifera produce nettare, un liquido zuccherino che fornisce energia agli insetti adulti, e polline, ricco di proteine, indispensabile per nutrire le larve. Alcuni fiori offrono soprattutto l’uno, altri entrambi. Le piante più generose combinano le due risorse, ed è questo che spiega il loro successo presso tutti gli impollinatori.

La forma del fiore gioca un ruolo altrettanto decisivo. I fiori semplici, con petali disposti a corona e un cuore scoperto, lasciano libero accesso al nettare. I fiori doppi, frutto della selezione ornamentale, hanno spesso trasformato gli stami in petali: il polline scompare e il nettare diventa inaccessibile. Una rosa dai cento petali è bella, ma resta vuota per gli insetti.

I capolini delle Asteracee, come i cardi o il tarassaco, funzionano come piccole piattaforme di atterraggio. Vi sono riunite decine di minuscoli fiorellini, e un insetto può visitarne molti senza volare. Al contrario, i fiori tubulari profondi, come quelli della salvia o del rosmarino, sono adatti ai bombi dalla lingua lunga.

Ogni impollinatore ha le sue preferenze

L’ape domestica bottina su vasta scala e resta fedele a una specie per tutta la durata di un viaggio. Le api selvatiche sono più specializzate, alcune visitano solo una famiglia di piante. I bombi lavorano anche con tempo fresco, i sirfidi si accontentano di fiori aperti e poco profondi, e le farfalle apprezzano i fiori raggruppati su cui possono posarsi. Più il vostro giardino offre forme diverse, più la biodiversità vi trova posto.

Alcuni fiori selvatici melliferi e gli insetti che nutrono

Ecco una panoramica di piante facili da riconoscere o da seminare, con i visitatori che vi si osservano più spesso.

Fiore selvatico Insetti visitatori Fioritura
Tarassaco (Taraxacum officinale) Api domestiche, api selvatiche, sirfidi, farfalle Fine inverno–primavera
Trifogli (Trifolium spp.) Api, bombi, altri apoidei, farfalle Primavera–estate
Rovi (Rubus spp.) Api, bombi, sirfidi, coleotteri Primavera–estate
Erba medica (Medicago sativa) Api, bombi e altri apoidei Primavera–estate
Origano (Origanum vulgare) Api, sirfidi, farfalle e altri insetti Estate
Cardi e altre Asteracee Api, sirfidi, farfalle e coleotteri Estate–autunno

Il rosmarino e la salvia, diffusi in molti giardini mediterranei, offrono anche loro un buon nettare, a condizione di scegliere varietà a fiore semplice.

Abbinare le fioriture per nutrire gli impollinatori per tutta la stagione

Una fioritura generosa a giugno non serve a nulla se il giardino è deserto ad aprile o a settembre. Gli insetti hanno bisogno di risorse dal primo risveglio, a volte già da febbraio, fino alle ultime uscite autunnali. La fioritura scalata è quindi importante quanto la qualità di ciascuna pianta.

All’inizio della primavera l’edera non è ancora in fiore, ma il tarassaco, la primula e il salice, piccoli fiori che annunciano la fine dell’inverno, soccorrono le regine dei bombi appena uscite dal letargo. In estate prendono il testimone il trifoglio, il rovo e l’origano. In autunno l’edera e i cardi offrono gli ultimi pasti prima dell’inverno.

Il tarassaco, un impollinatore che si strappa per sbaglio

In primavera i suoi fiori gialli sono tra le prime fonti di nettare e polline per le api selvatiche. Lasciare qualche pianta in fiore prima dello sfalcio del prato significa offrire un vero pasto di fine inverno.

Come installarle e mantenerle senza danneggiare gli insetti

La soluzione più semplice è trasformare una parte del prato in un prato fiorito, un angolo selvatico in giardino favorevole alle cinciarelle. Basta non tagliare più una striscia di qualche metro quadrato, oppure seminare una miscela di specie locali su un terreno povero, al sole o a mezz’ombra. Un terreno troppo ricco favorisce le graminacee, che soffocano i fiori.

Privilegiate i semi di provenienza locale, adatti al vostro clima e agli insetti della vostra regione. In vaso, su un balcone, un trifoglio, una borragine e un rosmarino bastano già a richiamare visitatori.

Alcuni gesti semplici fanno la differenza nel corso delle stagioni:

  • sfalciare una sola volta all’anno, a fine estate, lasciando ogni anno zone non tagliate;
  • conservare steli secchi e cataste di legno, dove nidificano numerose api selvatiche;
  • variare colori e forme (blu, viola, giallo, bianco) per raggiungere più specie;
  • bandire i pesticidi e gli erbicidi, anche quelli che si dicono naturali, perché colpiscono anche gli insetti utili.

Infine, pazienza. Il primo anno il prato appare rado. Alla seconda stagione le perenni si insediano, i semi si riseminano e il via vai degli impollinatori diventa visibile. Un semplice quadrato di fiori selvatici basta allora a cambiare l’equilibrio di un intero giardino.

E se doveste sceglierne una sola pianta?

Scegliete il trifoglio per la sua fioritura prolungata, oppure il cardo per la sua robustezza. Entrambi richiedono poca manutenzione, resistono alla siccità e restano utili agli insetti da giugno fino all’autunno. Con un po’ di trifoglio ai piedi avrete già un giardino mellifero che nutre api selvatiche, bombi, sirfidi e farfalle.

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