Una fila di porri che fiorisce in sfere viola, una carota dimenticata che si innalza in grandi ombrelle bianche: nell’orto la scena sembra una semplice trascuratezza. Eppure, quando si lasciano fiorire gli ortaggi fino a farli andare in seme, gli insetti che possono visitarli arrivano a decine, e la maggior parte lavora a favore dell’ortolano.
Ecco la risposta diretta, poi i dettagli: quali insetti, su quali fiori e che cosa si guadagna (o si perde) a invitarli.
Quali insetti visitano i fiori degli ortaggi lasciati in seme?
Quasi tutti i grandi gruppi di insetti utili si ritrovano sulla fioritura degli ortaggi. Le ombrelle di carota, aneto o finocchio attirano soprattutto sirfidi, piccole vespe e coccinelle. Le sfere del porro attirano api, bombi e farfalle. I fiori gialli dei cavoli e dei ravanelli nutrono le api selvatiche già dall’inizio della primavera.
Impollinatori: api selvatiche, bombi, sirfidi, farfalle
Le api selvatiche costituiscono il grosso del gruppo. Andrene, alittidi e osmie si danno da fare sui cavoli, sui ravanelli fioriti e sulle lattughe in fiore, le cui piccole corolle si adattano bene alla loro taglia. I bombi, più robusti, preferiscono le grandi infiorescenze delle alliacee e i fiori di cavolo nero o di broccolo lasciati in campo.
I sirfidi (Syrphidae), mosche a strisce che imitano le vespe, sono visitatori assidui delle ombrellifere. Gli adulti si nutrono di nettare e polline, e per questo sono veri impollinatori. Quanto alle farfalle, si posano volentieri sui fiori di porro, cipolla e finocchio, soprattutto quando fa caldo.
Ausiliari predatori: coccinelle, crisope, micro-imenotteri parassitoidi
Anche gli ausiliari adulti hanno bisogno di nettare e polline per vivere e deporre le uova. Coccinelle e crisope passano quindi sui fiori degli ortaggi, poi depongono le uova vicino alle colonie di afidi. Saranno le loro larve a fare il resto.
Le piccole vespe utili presenti nell’orto, minuscole e discrete, sono tra le grandi vincitrici. La loro proboscide è corta, e i piccoli fiori aperti delle ombrellifere permettono loro di raggiungere facilmente il nettare. Queste vespe depongono le uova dentro gli afidi, che poi muoiono senza che sia necessario muovere un dito.
Quali ortaggi lasciare in seme per accogliere gli insetti?
Non tutte le famiglie orticole sono uguali. Le ombrellifere sono le più generose, seguite dalle alliacee, dalle brassicacee e dalle asteracee. La tabella qui sotto riassume chi viene su che cosa.
| Ortaggio in fiore | Insetti attirati | Ruolo principale |
|---|---|---|
| Carota, prezzemolo, pastinaca | Sirfidi, micro-imenotteri, crisope, coccinelle | Lotta contro gli afidi |
| Aneto, finocchio, coriandolo | Sirfidi, coccinelle, piccole vespe | Ausiliari e impollinatori |
| Porro, cipolla, cipollotto | Api, bombi, farfalle, sirfidi | Impollinazione, nettare abbondante |
| Cavolo, ravanello, rucola, senape | Api selvatiche, bombi | Nettare precoce in primavera |
| Lattuga, cicoria, carciofo | Piccole api selvatiche, sirfidi | Polline e rifugio |
Un dettaglio da conoscere: la carota, il prezzemolo e la pastinaca sono biennali. Fioriscono al secondo anno, quindi bisogna lasciarli in terra per un intero inverno. Anche porri e cavoli sono bienni. Lattuga, ravanello e rucola, invece, fioriscono già nella prima stagione.
Perché lasciare fiorire gli ortaggi attira una fauna utile
In un orto tradizionale, tutto viene raccolto prima della fioritura. Il risultato è che tra una coltura e l’altra quasi non c’è più nettare né polline, e gli insetti utili si spostano altrove. Lasciare qualche pianta in fiore crea una tavola imbandita per settimane, ben oltre la fioritura degli alberi da frutto.
Gli steli cavi e le ombrelle secche servono poi da rifugio per l’inverno. Le api solitarie nidificano negli steli, le coccinelle si infilano tra i cespi e gli uccelli vengono a beccare i semi. La biodiversità dell’orto guadagna un piano in più senza spendere un euro.
Vantaggi per l’orto: impollinazione, lotta ai parassiti e semi da raccogliere
I primi benefici si vedono sulle colture vicine. Zucche, zucchine, fave, fagiolini e fragole traggono vantaggio da un maggior numero di impollinatori, con una migliore allegagione e una forma più regolare dei frutti. Negli anni in cui gli afidi si diffondono, la presenza di sirfidi e crisope limita spesso i danni prima che sia necessario intervenire.
C’è poi la raccolta di semi fatti in casa. Un’ombrella di carota o di aneto, un’infiorescenza di lattuga o un baccello di ravanello bastano per seminare l’anno successivo, gratuitamente, con varietà che si adattano al vostro terreno.
Il consiglio giusto: bastano cinque piante
Inutile sacrificare un’intera fila. Qualche porro, due o tre carote, un ciuffo di prezzemolo e un finocchio bastano già a offrire un banchetto da maggio a settembre, senza compromettere il raccolto.
Precauzioni: impollinazione incrociata, semine spontanee invadenti e piante malate
Il rovescio della medaglia esiste, ed è meglio conoscerlo. Un ortaggio che va in seme è un ortaggio che non si mangia più: foglie di lattuga amare, ravanelli vuoti, porro fibroso. Meglio dunque scegliere le piante da sacrificare piuttosto che aspettare che tutto vada in fiore per caso.
L’impollinazione incrociata pone un altro problema se si raccolgono i semi. Una carota coltivata può incrociarsi con la carota selvatica, e le zucche si mescolano tra varietà della stessa specie, a volte con risultati amari. I semi di varietà F1 non danno neppure piante identiche alla pianta madre. Per seminare con tranquillità, isolate le varietà o limitatevi a una sola per specie.
Le semine spontanee richiedono anch’esse attenzione. Aneto, finocchio, prezzemolo e rucola si riseminano da soli con grande generosità e possono colonizzare i vialetti. Infine, una pianta malata (peronospora, ruggine del porro, mosaico) non deve restare sul posto: meglio estirparla piuttosto che lasciar fiorire una pianta che contagia le vicine.
Come fare in pratica?
Cominciate scegliendo le piante quando iniziano a montare a seme. Tenete le più sane e vigorose, non quelle più deludenti. Lasciatele sul posto, tutorate i fusti alti se necessario e non trattatele: un insetticida, anche naturale, ucciderebbe proprio i visitatori che volete attirare.
Durante la fioritura osservate. Con un po’ di pazienza noterete i sirfidi che restano sospesi a mezz’aria, le coccinelle che pattugliano e le api selvatiche impegnate sui fiori di cavolo. Se volete raccogliere semi, attendete che le ombrelle imbruniscano, tagliatele con il tempo asciutto e lasciatele finire di asciugare in un sacchetto di carta.
Se le semine spontanee vi preoccupano, tagliate una parte degli steli prima che i semi maturino. Lasciate il resto in piedi fino alla fine dell’inverno, perché gli steli secchi servono da rifugio a una moltitudine di insetti. Potateli solo in primavera, quando i primi adulti hanno lasciato il loro riparo.
In fondo, la cosa migliore è trattare questi fiori come una coltura a sé, riservata agli ausiliari: un angolo dell’orto dove si raccoglie di meno, ma dove tutto il resto trova un equilibrio migliore.






