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Seconda casa sfitta o affittata a canone concordato, quale scelta alleggerisce di più le tasse

Chiavi di appartamento e calcolatrice sopra un modulo fiscale

Tenere una seconda casa vuota non vuol dire non pagare nulla. Spesso è la scelta che costa di più, perché le tasse arrivano comunque e non entra un euro. Prima di lasciare le chiavi nel cassetto un altro anno, vale la pena mettere a confronto i due scenari con numeri alla mano.

Seconda casa sfitta o a canone concordato: la scelta che alleggerisce di più

La risposta breve dipende da cosa si intende per « alleggerire ». In euro assoluti, un immobile sfitto genera meno imposte di un immobile affittato. Ma sono imposte pagate a fondo perduto, senza nessun incasso a compensarle.

Con il canone concordato la situazione si ribalta. L’IMU scende grazie alla riduzione del 25%, la cedolare secca al 10% (nei comuni ad alta tensione abitativa) taglia il prelievo sul reddito e il proprietario chiude l’anno con un saldo positivo. Nell’esempio più sotto, la stessa casa passa da una perdita fiscale di circa 1.200 euro a un netto di oltre 6.000 euro.

Seconda casa sfitta: IMU piena e reddito comunque tassato

Chi tiene la seconda casa a disposizione paga l’IMU senza alcuno sconto. La base si ottiene dalla rendita catastale, rivalutata del 5% e moltiplicata per 160 per le abitazioni (categorie A, esclusa A/10). Sul risultato si applica l’aliquota comunale, che cambia da città a città: la base nazionale è lo 0,86%, ma ogni comune può aumentarla entro i limiti di legge.

Esiste poi un equivoco diffuso: « se non affitto, non dichiaro nulla ». Non è così. L’immobile a disposizione va indicato nel quadro B del 730 con il codice utilizzo corrispondente, e la rendita catastale concorre al reddito complessivo ai fini IRPEF. Se la casa si trova nello stesso comune dell’abitazione principale, la rendita viene pure aumentata di un terzo.

A questo si aggiungono TARI, spese condominiali e manutenzione, dovute anche con la casa vuota, da controllare con le scadenze TARI e IMU. Alcuni comuni, inoltre, prevedono aliquote IMU più alte per gli immobili non locati: è un controllo da fare sulla delibera comunale, come spiegato nella guida al saldo IMU di dicembre.

Seconda casa a canone concordato: IMU ridotta del 25% e cedolare secca

Chiavi di appartamento su contratto firmato accanto a penna

Il canone concordato è il contratto (tipicamente 3+2) i cui importi si basano sugli accordi territoriali firmati tra associazioni di proprietari e inquilini. Il canone è più basso di quello di mercato, ma in cambio i vantaggi fiscali sono due, e si sommano.

Il primo riguarda l’IMU: l’imposta calcolata con l’aliquota comunale si riduce del 25%. Tecnicamente lo sconto si applica all’imposta, non alla base imponibile, e vale solo se il contratto rispetta l’accordo del comune ed è registrato. Il secondo è la cedolare secca: al 10% per i contratti concordati nei comuni ad alta tensione abitativa, al 21% negli altri casi. Conviene verificare l’elenco aggiornato dei comuni e l’aliquota in vigore presso l’Agenzia delle Entrate, perché le norme possono cambiare.

Con la cedolare si rinuncia all’IRPEF ordinaria e alle addizionali sul canone, e si evitano l’imposta di registro e l’imposta di bollo. Se invece si resta in regime ordinario, il canone concordato gode comunque di una riduzione del 30% sul reddito imponibile, che si aggiunge alla deduzione forfettaria del 5%. In quel caso la registrazione del contratto costa il 2% del canone annuo, con la quota a carico dell’inquilino pari alla metà.

Il trucco che molti ignorano: la cedolare non si somma allo sconto IMU, ma non lo cancella

La riduzione del 25% dell’IMU resta valida anche con la cedolare secca. Sono due vantaggi indipendenti, quindi l’opzione per la cedolare non fa perdere lo sconto sull’imposta comunale.

Esempio di calcolo: sfitta contro canone concordato

Prendiamo lo stesso appartamento, in un comune diverso da quello di residenza. Rendita catastale di 600 euro, valore imponibile IMU di 100.800 euro (600 × 1,05 × 160), aliquota comunale ipotetica dell’1%. Per il canone concordato ipotizziamo 650 euro al mese, cioè 7.800 euro l’anno. Per l’IRPEF usiamo un’aliquota marginale del 33%, addizionali escluse.

Voce annua Sfitta Concordato, cedolare 10% Concordato, cedolare 21%
Canone incassato 0 € 7.800 € 7.800 €
IMU 1.008 € 756 € 756 €
IRPEF su rendita (630 €) 208 € 0 € 0 €
Cedolare secca 0 € 780 € 1.638 €
Saldo dopo le imposte -1.216 € +6.264 € +5.406 €

Il confronto è netto. Sfitta, la casa costa 1.216 euro di tasse e non rende nulla. Affittata con la cedolare al 10%, il prelievo sale a 1.536 euro, ma il proprietario incassa 7.800 euro e ne tiene 6.264. Anche con la cedolare al 21% il saldo resta largamente positivo.

Se si sceglie invece l’IRPEF ordinaria, il canone imponibile scende al 66,5% (7.800 × 95% × 70%), cioè 5.187 euro. Al 33% sono circa 1.712 euro, che sommati ai 756 di IMU fanno quasi 2.470 euro, più registro e addizionali. La cedolare conviene quasi sempre, soprattutto con redditi medio-alti.

Restano fuori dal calcolo i costi che il proprietario sostiene in ogni caso: TARI se a suo carico, manutenzione, assicurazione, eventuali periodi senza inquilino. Il canone concordato è inferiore a quello libero, quindi nelle città dove gli affitti di mercato sono alti il confronto va fatto anche con questa alternativa.

Come dichiarare la seconda casa nel 730 e mantenere i vantaggi

Nella dichiarazione dei redditi la seconda casa va nel quadro B, con la rendita, i giorni di possesso e il codice utilizzo che descrive la situazione: immobile a disposizione oppure locato. La scelta del codice è importante, perché determina come viene tassato il reddito. Le istruzioni del modello 730 elencano i codici aggiornati, da leggere con attenzione prima di compilare.

Per il canone concordato servono alcuni passaggi, da seguire in ordine per non perdere gli sconti:

  1. Stipulare il contratto 3+2 rispettando l’accordo territoriale del comune, con canone entro i limiti previsti.
  2. Procedere alla registrazione del contratto entro 30 giorni, scegliendo in quella sede la cedolare secca se si vuole usarla.
  3. Verificare se serve l’attestazione di rispondenza, richiesta in molti casi quando il contratto non è assistito dalle associazioni di categoria.
  4. Presentare la delibera IMU del comune e applicare la riduzione del 25% nel versamento.
  5. Indicare nel quadro B del 730 il canone, l’opzione per la cedolare e la casella dei contratti concordati.

L’errore più costoso è dimenticare l’adempimento nel comune: senza il rispetto dell’accordo territoriale o senza i documenti richiesti, lo sconto IMU può saltare e arrivano gli accertamenti. Per i dubbi sul codice o sui requisiti, un CAF o un commercialista costano meno di una sanzione.

Quindi, che cosa conviene davvero?

Mani che firmano contratto accanto a chiavi di casa

Se la casa è abitabile e c’è domanda in zona, il canone concordato con cedolare secca batte la casa sfitta per quasi ogni parametro: IMU più bassa, reddito tassato in modo piatto, nessuna imposta di registro. L’unico caso in cui lasciarla vuota ha senso è un uso personale frequente, oppure una vendita imminente. In tutti gli altri casi, ogni anno di immobile sfitto è un anno di tasse pagate senza ritorno.

Jeremy Boussakala est rédacteur pour Une ville pour tous, un média consacré à la maison, au jardin, au bricolage et à l'immobilier. Il s'intéresse aux questions concrètes que se posent les particuliers pour entretenir leur logement, réussir leurs aménagements et mieux comprendre leur cadre de vie. Son approche éditoriale privilégie les explications accessibles, les informations vérifiables et les conseils pratiques adaptés aux situations du quotidien.

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