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Perché il riccio ha bisogno di materiali naturali per il suo nido

Un herisson transporte une feuille seche dans sa gueule

Un mucchio di foglie raccolto troppo in fretta, una casetta di legno verniciato, un rifugio pieno di vecchi stracci: tre gesti fatti con buone intenzioni che possono rendere un giardino ostile al riccio. Questo animale selvatico protetto dalla legge non sceglie il nido a caso. Lo costruisce con ciò che la natura gli offre, e questa materia prima ha un vero ruolo per la sopravvivenza.

La risposta breve: i materiali naturali isolano dal freddo, lasciano evaporare l’umidità, mimetizzano il nido e non contengono sostanze tossiche. Vediamo come procede il riccio, poi cosa potete lasciargli.

Come costruisce il riccio il nido in natura?

Il riccio non vive in un unico nido. Ne occupa diversi nel corso dell’anno: semplici rifugi per riposare in estate, un nido per il parto per la femmina e un nido per il letargo, molto più curato, per passare l’inverno.

Per la nidificazione sceglie un luogo riparato, sotto una siepe fitta, in un mucchio di rami o ai piedi di una scarpata. Raccoglie poi foglie secche, erba essiccata e un po’ di muschio, che trasporta in bocca. Poi si infila al centro e gira su se stesso per compattare il tutto in una palla, con una camera interna a sua misura.

Il risultato ricorda una piccola cupola di foglie di 20-30 cm, quasi invisibile dall’esterno. Questa costruzione non è banale: deve reggere per diversi mesi durante il letargo, che di solito va da novembre a marzo, a seconda della zona e del clima.

Perché i materiali naturali sono indispensabili: isolamento, umidità e sicurezza

In letargo la temperatura corporea del riccio scende a pochi gradi e il cuore rallenta molto. Non produce quasi più calore. È quindi il nido a fare da cuscinetto tra lui e il gelo. Le foglie secche intrappolano aria tra loro, e questo strato d’aria immobile assicura l’isolamento.

L’umidità è l’altro nemico. Un animale intorpidito che resta bagnato consuma in fretta le sue riserve di grasso, senza poterle rinnovare prima della primavera. Le foglie di quercia, di faggio o le erbe secche restano arieggiate, lasciano circolare l’aria e asciugano in fretta. Un materiale che trattiene l’acqua, invece, trasforma il nido in una spugna fredda.

Terzo vantaggio: il camuffamento. Un nido di foglie e rametti si confonde con l’ambiente, il che riduce i rischi davanti ai predatori come la volpe, la faina o il cane del vicino. Infine, il riccio dorme in questo nido per settimane, con il naso appoggiato alle pareti. Tutto ciò che emette vapori o rilascia sostanze nocive lo raggiunge direttamente.

Cosa possono provocare i materiali artificiali o trattati

Un legno trattato, verniciato o lasurato rilascia composti chimici che l’animale respira durante il sonno. Anche i pannelli di compensato o di truciolare, incollati con resine, pongono lo stesso problema. Un riccio già indebolito in autunno non ha margine per sopportarlo.

Tessuti e carta sono altrettanto rischiosi. Cotone, ovatta, lana, stracci e fili si avvolgono attorno alle zampe e possono ferirle. La carta di giornale e il cartone si impregnano d’acqua, si compattano e fanno muffa. La lana di vetro, talvolta usata come isolante, irrita la pelle e le vie respiratorie. Meglio non mettere nulla che un falso comfort.

Quali materiali naturali mettere a disposizione in giardino?

Buona notizia: in gran parte basta non pulire tutto. Il riccio sa come arrangiarsi. Il vostro ruolo è lasciargli il materiale a portata di zampa, in un angolo tranquillo.

Materiale Ruolo nel nido Giudizio
Foglie secche di quercia, faggio, acero Rivestimento principale, isolamento, buona aerazione Da preferire
Fieno o paglia puliti e asciutti Isolante complementare all’interno del rifugio Da preferire, mai umido
Rametti e legna minuta Struttura, mimetizzazione, protezione della cupola Da preferire
Legno non trattato (tavole grezze) Costruzione di un rifugio per ricci Sì, senza vernice né lasura
Segatura, carta di giornale, tessuto, lana di vetro Nessun ruolo utile Da evitare

Le foglie di quercia e di faggio sono le più interessanti: si decompongono lentamente e mantengono il volume. Le foglie grandi che si appiattiscono in lamelle umide, come quelle del platano, isolano meno bene. Un mix vale più di una sola specie.

Il test del nido asciutto: tre verifiche prima di aggiungere qualsiasi cosa

Il materiale è asciutto? È grezzo, senza prodotti chimici? Si compatta senza impigliarsi nelle zampe? Se uno dei tre criteri non è soddisfatto, lasciatelo da parte. In caso di dubbio, una manciata di foglie secche resta la scelta più sicura.

Dove e come collocarli perché il riccio ci si stabilisca

La posizione conta quanto il materiale. Cercate un angolo tranquillo, lontano dai passaggi, dal tosaerba e dalle ciotole del cane o del gatto. Il fondo del giardino, sotto una siepe o contro un muro esposto a nord o a est, al riparo dal vento dominante e dalla pioggia, va benissimo.

Per un mucchio di foglie, ammassatele per circa 50 cm di altezza, contro una siepe, con qualche ramo sopra per tenere tutto insieme. Per un rifugio per ricci, prevedete una camera di circa 40 cm di lato, un ingresso di una decina di centimetri di larghezza preceduto da un piccolo corridoio che blocca il vento e scoraggia i predatori. Il tetto deve essere impermeabile e ricoperto di foglie o terra, la base appoggiata su mattoni per evitare l’umidità del suolo.

Riempite l’interno con uno strato di foglie secche o fieno, senza pressarlo: sarà il riccio a sistemarlo. Una volta collocato il rifugio, allontanatevi. Possono volerci diverse settimane, anche una stagione intera, prima che venga adottato.

Pensate anche al resto del giardino. Un piccolo passaggio di 13 cm sotto la recinzione, zone lasciate incolte e un mucchio di legna o foglie in un angolo favoriscono anch’essi la biodiversità. Insetti, lumache e lombrichi vi abbondano, e ci si può d’altronde chiedere se i ricci mangiano davvero le lumache dell’orto.

Mantenere il rifugio senza disturbare il riccio

La regola d’oro: un rifugio occupato non si tocca. Un riccio svegliato in pieno letargo consuma le sue riserve e potrebbe non riprendersi. Dall’inizio dell’autunno fino alla primavera non si sollevano né il tetto né le foglie.

La manutenzione si fa una volta l’anno, meglio a fine primavera o in estate, quando il rifugio sembra vuoto da un po’. Indossate dei guanti, rimuovete le foglie compattate e umide, sostituitele con materiale secco e pulite con acqua chiara, senza disinfettanti né prodotti profumati. Se scoprite dei piccoli, richiudete subito e tornate più tardi: la madre rischia di abbandonarli se viene disturbata.

Ultimo punto: il riccio è un animale selvatico protetto. Se trovate un esemplare ferito, magro o che si aggira di giorno in pieno inverno, contattate un centro di recupero della fauna selvatica invece di portarlo in casa. Il gesto migliore resta spesso il più discreto: lasciare un angolo di giardino un po’ disordinato, con foglie secche e rametti.

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