Avete seminato fiori melliferi, piantato un buddleia, eppure le farfalle si limitano a passare. Non è un caso. Una farfalla adulta viene a bere nettare, ma si ferma davvero solo se trova di che nutrire i suoi bruchi.
La risposta sta in una frase: senza pianta ospite non c’è deposizione delle uova, quindi nessuna nuova generazione. Vediamo perché e, soprattutto, cosa piantare.
Il ciclo di vita della farfalla: perché il bruco cambia tutto
Una farfalla attraversa quattro stadi: l’uovo, il bruco, la crisalide, poi l’adulto. Ciascuno ha esigenze molto diverse. L’adulto vola, si nutre di nettare e cerca un partner. Il bruco, invece, quasi non fa altro che mangiare, per alcune settimane.
In questa fase moltiplica il proprio peso iniziale per molte centinaia di volte e cambia più volte la pelle. Ha quindi bisogno di foglie fresche, in quantità, proprio vicino al punto in cui è nato. Si sposta poco, e un bruco posato sulla pianta sbagliata muore di fame.
È la femmina a risolvere il problema. Prima di deporre le uova, esamina le foglie con le zampe e le antenne per riconoscere la specie vegetale giusta. Se non la trova nel vostro giardino, prosegue oltre, anche se le vostre aiuole traboccano di fiori.
Fiori nettariferi o piante ospiti: due esigenze diverse
I fiori nettariferi per le farfalle adulte
Il nettare fornisce energia all’adulto per volare e riprodursi. Molti fiori vanno bene: lavanda, origano, scabiosa, fiordaliso, knautia, sedum autunnale. Queste piante mellifere attirano anche api e altri impollinatori, un vantaggio sempre utile per la biodiversità.
Ma il nettare resta solo carburante. Da solo non permette a nessun bruco di crescere.
Le piante ospiti per i bruchi
La pianta ospite è quella le cui foglie nutrono il bruco. Alcune specie sono generaliste e accettano più piante. Altre sono davvero specializzate e dipendono da una sola famiglia botanica, a volte da una sola pianta.
Le piante ospiti sono spesso piante selvatiche e discrete, che si strappano per riflesso. Le piante autoctone sono le più utili, perché le nostre farfalle si sono evolute insieme a loro.
Quali piante ospiti inserire in giardino? Esempi per farfalla
Ecco alcune associazioni facili da riprodurre, con specie comuni in Italia.
| Farfalla | Pianta ospite per i bruchi |
|---|---|
| Occhio di pavone, Vanessa dell’ortica, Ammiraglio | Ortica dioica, cardi |
| Macaone | Finocchio, aneto, carota selvatica, prezzemolo, sedano |
| Cedronella | Ramno cattartico, frangola |
| Maniola | Graminacee dei prati |
| Aurora | Billeri dei prati, alliaria |
| Icaro | Ginestrino comune, trifogli, erba medica |
Come mostra l’esempio delle farfalle che approfittano delle ortiche lasciate vicino a un capanno, l’ortica è la regina: da sola nutre diverse delle farfalle più note del giardino. Un angolo di ortica al sole, grande un metro quadrato, basta già a fare la differenza. Il Macaone, dal canto suo, si accontenta di un quadrato di aromatiche o di carote lasciate fiorire, come in questa pianta commestibile che nutre anche i bruchi.
Per la Cedronella basta un ramno o una frangola in siepe. La Maniola, infine, vive tra l’erba alta: un piccolo prato fiorito, sfalciato solo una o due volte l’anno, le si addice perfettamente.
Buddleia, il «albero delle farfalle» che non nutre i bruchi
I suoi grappoli di nettare attirano in massa gli adulti, da qui il soprannome. Ma nessun bruco delle nostre farfalle autoctone si nutre delle sue foglie. In alcune zone può inoltre diventare invasivo lungo i corsi d’acqua e le linee ferroviarie. Tenetelo eventualmente come complemento, mai come unica risposta.
Allestire il giardino per accogliere i bruchi
Iniziate riservando una zona un po’ selvatica. Un angolo di giardino, il piede di una siepe o una fascia lungo un muro bastano. Lasciatevi crescere ortiche, graminacee e piante di prato, senza potarle né strapparle.
Sostituite poi una parte del prato con un prato fiorito, oppure tagliate alternando zone alte e zone rase. Una siepe di specie autoctone (biancospino, prugnolo, ramno, salice) offre al tempo stesso foglie per i bruchi, riparo e nettare in primavera.
Pensate al calendario. Le farfalle hanno bisogno di fiori da marzo a ottobre: primule e lamio in primavera, lavanda e origano in estate, edera in fiore e sedum in autunno. Come arredo, un mucchio di legna morta, un cumulo di foglie e un piccolo punto d’acqua poco profondo completano il quadro. Diverse specie, come la Cedronella o la Vanessa dell’ortica, trascorrono l’inverno nascoste in questi angoli.
Mantenete anche un suolo vivo: una pacciamatura di foglie e sfalci, non terra nuda rivoltata ogni stagione. Molte crisalidi trascorrono l’inverno sul terreno o appese agli steli.
Gli errori da evitare: pesticidi, piante esotiche, sfalci e pulizie troppo precoci
Il primo errore è il trattamento chimico. Insetticidi e alcuni prodotti detti «biologici» a base di Bacillus thuringiensis uccidono i bruchi, anche quelli che volete proteggere. Gli erbicidi eliminano inoltre le piante ospiti. Un giardino naturale può farne a meno.
Il secondo è scegliere solo piante ornamentali esotiche. Sono belle, spesso ricche di nettare, ma la maggior parte non nutre alcun bruco locale. Tenetene qualcuna, ma date la priorità alle piante autoctone.
Il terzo riguarda lo sfalcio e la pulizia autunnale. Passare il tosaerba su un prato in piena stagione distrugge uova e bruchi in un colpo solo. Tagliare tutti gli steli secchi a novembre toglie alle crisalidi il loro riparo. Meglio sfalciare tardi, a strisce, e aspettare la fine dell’inverno per la pulizia.
Infine, non andate nel panico davanti a fori nelle foglie causati dai bruchi. Sono bruchi al lavoro, e la pianta quasi sempre si riprende. Qualche foglia rovinata è il segno che il giardino finalmente svolge il suo ruolo, molto meglio di un’aiuola fatta solo di fiori.
Per far tornare le farfalle, pensate ai due piani del giardino: fiori per gli adulti e piante ospiti per i loro bruchi. Il declino degli insetti si gioca anche a questa scala, un giardino alla volta.





