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Perché i bombi hanno bisogno di fiori già da marzo

Bourdon perche sur une fleur de crocus violette

Una mattina di fine inverno, una grossa palla di pelo zigzaga a pochi centimetri dal suolo. Non è una passeggiata: è una regina di bombo che cerca cibo. Esce da alcuni mesi di ibernazione, è affamata, e il futuro della sua discendenza si gioca nei giorni successivi. Già dall’inizio della primavera, i fiori decidono la sopravvivenza di una futura colonia.

Il risveglio delle regine: una corsa contro il tempo fin dall’uscita dall’ibernazione

In autunno sopravvivono solo le giovani regine fecondate. I maschi e le operaie muoiono con i primi freddi. Ogni regina si infila allora da sola nel terreno, sotto uno strato di foglie o ai piedi di una scarpata, e vive al rallentatore grazie alle sue riserve di grasso.

Quando arriva la uscita dall’ibernazione, di solito tra marzo e aprile, queste riserve sono quasi esaurite. La regina non ha miele immagazzinato né colonia che la nutra. Deve trovare cibo nello stesso giorno, a volte con un clima ancora fresco e instabile.

Questo momento è particolarmente delicato. Deve al tempo stesso rimettersi in forze, individuare un sito per il nido (una vecchia tana di arvicola, un ciuffo d’erba secca, una catasta di legna, come spiega questo articolo sui luoghi discreti scelti dai bombi per nidificare) e iniziare la deposizione. Senza fiori nelle vicinanze, perde tempo ed energia che non possiede.

Nettare e polline: perché queste risorse sono vitali a inizio primavera

I bombi hanno bisogno di due alimenti che non hanno lo stesso ruolo. Il nettare fornisce gli zuccheri, cioè il carburante. Il polline fornisce le proteine, cioè la materia per costruire. Senza l’uno o l’altro non è possibile fondare una famiglia.

Due carburanti, due ruoli: cosa cerca davvero la regina

Il nettare serve a volare e a scaldarsi: la regina fa vibrare i muscoli del volo per alzare la temperatura corporea, una spesa energetica enorme con il freddo. Il polline, invece, permette alle sue ovaie di svilupparsi e nutre le larve. Senza polline, niente uova vitali.

Ricostruire le riserve e attivare le ovaie

Appena uscita, la regina fondatrice non è ancora pronta a deporre. Le sue ovaie sono poco sviluppate dopo mesi di riposo. Iniziano a funzionare solo dopo diversi giorni di pasti ricchi di polline, associati al nettare per fornire l’energia necessaria.

Ecco perché le prime settimane sono una fase di ingrasso intensivo. La regina bottina molto, spesso su poche specie di fiori, quelle aperte in quel momento. Ogni pianta precoce conta, perché in questo periodo non esistono alternative.

Nutrire da sola la prima covata

Una volta attive le ovaie, la regina impasta una palla di polline e cera, vi depone le prime uova e la ricopre. Le cova stendendosi sopra e facendo vibrare il torace per mantenerle al caldo. Deve anche uscire per nutrirsi, esponendo così la prima covata al raffreddamento ogni volta che si allontana troppo a lungo.

Le larve richiedono poi un apporto regolare di polline e nettare, che la regina raccoglie da sola. Dopo alcune settimane nascono le prime operaie, piccole e poco numerose. Prendono il testimone del bottinamento e liberano la regina, che può dedicarsi alla deposizione. È in questo momento che la colonia parte davvero.

Cosa succede quando mancano i fiori? I rischi per la colonia

A differenza delle api domestiche, i bombi non accumulano quasi nessuna riserva. Al massimo qualche minuscolo vasetto di miele nel nido: la colonia vive alla giornata. Pochi giorni di pioggia o di gelo senza fiori nelle vicinanze possono bastare a metterla in difficoltà.

Se le risorse scarseggiano, si prospettano diversi scenari. La regina può morire di esaurimento prima di aver deposto. Può anche abbandonare un nido mal rifornito, oppure nutrire troppo poco le larve, che daranno operaie piccole e fragili. Una colonia che parte debole ha meno probabilità di raggiungere la fase in cui produce maschi e nuove regine.

È qui che si gioca il rinnovo delle generazioni. Ogni regina che fallisce in primavera significa una discendenza che si interrompe. Moltiplicato per la scomparsa delle siepi, dei prati fioriti e dei margini dei sentieri, questo fragile equilibrio pesa sulle popolazioni di questi impollinatori, preziosi per frutteti, fragole, pomodori e fave.

Le prime fioriture su cui contano i bombi

La natura ha i suoi punti di appoggio. Il salicone è probabilmente la pianta più preziosa: i suoi amenti fioriscono molto presto e offrono nettare e polline in abbondanza. Dove ce n’è, le regine arrivano a decine.

Il prugnolo prende poi il testimone, con i suoi fiori bianchi che compaiono prima delle foglie. Più tardi, il biancospino, il ciliegio o il melo, tutte rosacee, nutrono le colonie in crescita. Gli aceri offrono anch’essi nettare in primavera, e le querce forniscono polline agli insetti che sanno raccoglierlo.

A ridosso del suolo, altre specie prendono il testimone nei giardini, nelle scarpate e ai margini dei boschi: la falsa ortica purpurea, la consolida, la polmonaria o ancora la mahonia, che fiorisce in pieno inverno. Molte passano per « erbacce » (vedi perché le piante selvatiche nutrono più insetti dei fiori ornamentali), eppure fanno la differenza per una regina affamata.

Come aiutarli: siepi, giardino e piccoli gesti

Il primo riflesso è diversificare, un po’ come con un fiore selvatico senza concimi che attira gli impollinatori. Una siepe composta da più specie (salicone, prugnolo, biancospino, corniolo, nocciolo) distribuisce le fioriture e offre nello stesso tempo cibo e riparo. Una siepe potata a filo, a base di tuia o di lauroceraso, non offre quasi nulla ai bombi.

Ecco una selezione di piante a fioritura precoce, suddivise per tipo:

  • Alberi e arbusti: salicone, prugnolo, nocciolo, corniolo, mahonia, ribes da fiore, rosmarino.
  • Perenni: polmonaria, elleboro, consolida, falsa ortica, primula, bugola strisciante.
  • Bulbi: crocus, scilla, muscari, chionodoxa, bucaneve.

Piantare non basta, bisogna anche lasciar fare. Ritardare il primo taglio dell’erba e lasciar fiorire tarassaco e falsa ortica in un angolo di prato offre subito una dispensa. Evitare la potatura delle siepi in primavera protegge sia i fiori sia i nidi installati alla loro base.

Infine, meglio rinunciare ai pesticidi, soprattutto sulle piante in fiore. Lasciate un cumulo di foglie, una zona di erba alta o una scarpata soleggiata: una regina potrebbe trovarvi lo spazio per il nido, a due passi dai suoi primi fiori.

Un giardino che fiorisce già a febbraio e marzo non richiede grandi lavori, solo qualche scelta ben piazzata. Spesso è proprio questo piccolo gesto, ripetuto in migliaia di giardini, a permettere a una regina di trasformare l’uscita dall’ibernazione in una colonia vigorosa.

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