Jardin

Perché gli scoiattoli dimenticano alcuni semi che seppelliscono

Rongeur roux accroupi enterrant une noix dans la mousse

Uno scoiattolo che seppellisce una nocciola in ottobre non è detto che la ritrovi a gennaio. Può restare lì, sotto le foglie, e diventare un nocciolo. Questo oblio, lungi dall’essere un errore, fa parte di una strategia che giova all’animale e a tutto il bosco.

Gli scoiattoli seppelliscono i semi: una dispensa sparsa per l’inverno

Lo scoiattolo rosso non va davvero in letargo. Resta attivo tutto l’inverno, esce dal nido nelle giornate meno rigide e deve quindi trovare di che nutrirsi quando gli alberi sono spogli. Già dall’autunno inizia a raccogliere ghiande, nocciole, faggiole e semi di conifere, e li nasconde un po’ ovunque.

Gli studiosi chiamano questo metodo accumulo disperso, o scatter hoarding in inglese. Invece di ammassare tutte le scorte invernali in un unico deposito, l’animale scava una piccola buca, vi depone un seme, ricopre e compatta la terra o le foglie con il muso. In una stagione uno scoiattolo può arrivare a creare centinaia di nascondigli.

Il vantaggio è evidente: se un ladro scopre una sola riserva, si perde tutto. Con centinaia di piccoli depositi isolati, il rischio si distribuisce. Il sistema però ha un costo, perché poi bisogna ricordarsi dove si trova ogni cosa.

Perché ne dimenticano una parte: memoria, numero di depositi e furti

La risposta sta in quattro ragioni che si sommano. Nessuna è un difetto dell’animale preso singolarmente: sono i limiti normali di qualsiasi cervello di fronte a un compito così enorme.

  • Il numero dei nascondigli supera ciò che una memoria può trattenere con precisione.
  • I punti di riferimento del paesaggio cambiano: foglie morte, neve, rami caduti.
  • L’olfatto non sempre basta a localizzare un seme sotto terra o sotto la neve.
  • Altri animali saccheggiano alcuni depositi prima che lo scoiattolo torni.

Memoria visiva e spaziale più che olfatto

Per ritrovare i semi lo scoiattolo si affida soprattutto alla memoria spaziale, alimentata da ciò che vede. Ricorda la posizione di un tronco, di un grosso sasso, di un ceppo o di un cespuglio, e si orienta rispetto a questi punti fissi. La memoria visiva fa la parte più importante del lavoro, mentre l’olfatto interviene solo come aiuto finale, quando l’animale è già vicino al nascondiglio.

Il problema è che questi riferimenti visivi non sono eterni. Dopo qualche settimana una tempesta, la caduta delle foglie o un manto di neve cambiano il paesaggio. Lo scoiattolo si ritrova con una mappa mentale in parte superata, e alcuni semi sfuggono.

Conta anche il numero. Ricordare qualche decina di punti è alla portata dell’animale, ma ricordarne centinaia, sparsi su un territorio vasto, è quasi impossibile. Alcuni studi suggeriscono che non memorizzi ogni deposito uno per uno, ma piuttosto zone e riferimenti generali, e poi frughi nei dintorni.

Infine ci sono i ladri. Altri scoiattoli, ghiandaie, topi selvatici, arvicole o cinghiali individuano a volte un deposito fresco e se ne servono. Il furto di provviste è così comune che alcuni scoiattoli fingono di seppellire un seme quando si sentono osservati, per confondere le tracce.

Oblio ≠ stupidità

Uno scoiattolo che ritrova gran parte dei suoi depositi sopravvive all’inverno. Chi ne dimentica qualcuno, senza saperlo, pianta gli alberi di domani. Il sistema funziona per la specie come per l’ecosistema.

Quando l’oblio giova al bosco: semi che diventano alberi

Un seme dimenticato non è un seme perduto. Sepolto a pochi centimetri, al riparo da sguardi e siccità, si trova in condizioni molto migliori per la germinazione rispetto a quando resterebbe in superficie, dove verrebbe mangiato o seccherebbe. In primavera calore e umidità fanno il resto.

Il risultato sono semenzali spontanei che a volte spuntano lontano dalla pianta madre: sul pendio, ai margini di un bosco o in una radura dove le giovani piante avranno luce. È una vera dispersione dei semi operata dall’animale. Le ghiande delle querce e le nocciole dei noccioli sono particolarmente interessate, perché questi frutti pesanti cadono ai piedi dell’albero e farebbero fatica a spostarsi da soli, un po’ come quei semi di fiori tenuti in riserva fino all’inverno che giovano poi ad alcuni uccelli.

Lo scoiattolo agisce così da disseminatore, senza volerlo né saperlo. A scala di bosco, un gran numero di oblii ripetuti ogni autunno contribuisce alla rigenerazione forestale, ricolonizzando zone aperte o rinnovando alberi invecchiati. Forestali ed ecologi lo sanno bene: senza questi piccoli giardinieri involontari, alcune specie si rinnoverebbero meno bene, un po’ come lascia intuire il valore degli alberi vecchi e di ciò che ospitano, che i giovani non hanno.

Una sfumatura: disseminatore, ma anche grande consumatore di semi

Non bisogna fare dello scoiattolo un piantatore di alberi altruista. Nella stragrande maggioranza dei casi ritrova i suoi semi e li mangia. È quindi allo stesso tempo predatore di semi e disseminatore, due ruoli che sembrano contraddittori ma che si bilanciano nel corso delle stagioni.

Questo equilibrio dipende anche dall’annata. Quando querce o noccioli producono moltissimo (un’annata di pasciona, cioè di abbondante produzione di ghiande), lo scoiattolo nasconde più di quanto riesca a mangiare. Gli oblii si moltiplicano e aumenta il numero di giovani alberi. Al contrario, nelle annate magre ritrova e consuma quasi tutto.

Lo scoiattolo rosso, del resto, non è l’unico a svolgere questo ruolo. In Italia anche la ghiandaia, uccello della famiglia dei corvidi, nasconde ghiande in gran numero e contribuisce in modo notevole alla dispersione delle querce. Le due specie formano un duo discreto ma efficace per il rinnovamento del bosco.

In breve

Gli scoiattoli dimenticano parte dei semi perché il loro accumulo disperso conta troppi nascondigli per essere ricordato per intero, perché i riferimenti visivi cambiano con le stagioni e perché alcuni depositi vengono saccheggiati da altri animali. L’olfatto aiuta un po’, ma non sostituisce la memoria spaziale. Ciò che l’animale perde in cibo, il bosco lo guadagna in giovani querce e noccioli: un oblio che, alla fine, conviene a tutti.

Jeremy Boussakala est rédacteur pour Une ville pour tous, un média consacré à la maison, au jardin, au bricolage et à l'immobilier. Il s'intéresse aux questions concrètes que se posent les particuliers pour entretenir leur logement, réussir leurs aménagements et mieux comprendre leur cadre de vie. Son approche éditoriale privilégie les explications accessibles, les informations vérifiables et les conseils pratiques adaptés aux situations du quotidien.

Voir le profil de Jeremy

Condividi questo articolo
4,7/5 (32 votes)

Da leggere anche

Laisser un commentaire —

Votre adresse e-mail ne sera pas publiée. Les champs obligatoires sont indiqués avec *