È presto la mattina, passi vicino all’orto e noti una palla di aculei immobile, intrappolata nelle maglie di una rete. Trovare un riccio impigliato in una rete e sapere come aiutarlo richiede pochi minuti di calma, l’attrezzo giusto e nessuna fretta. Se tiri la rete, rischi di peggiorare ferite che non vedi ancora.
Le reti da giardino, le reti di protezione per gli alberi da frutto o le reti antiuccelli rientrano in questo problema delle reti da giardino che catturano uccelli e ricci. Il riccio avanza a testa bassa, infila il muso in una maglia, si agita e si chiude a palla, stringendo ancora di più la trappola. Ecco come agire, passo dopo passo.
Prima di toccare il riccio: valutare la situazione in pochi secondi
Inizia osservando da lontano. Il riccio è chiuso a palla o si dibatte? Vale la pena verificare anche i segnali che devono far preoccupare quando un riccio è in pieno giorno, perché un animale notturno visibile alla luce del sole è già un segnale d’allarme. Individua anche dove la rete lo trattiene: zampe, collo, pancia, muso. Se si trova vicino a una strada, non esporti al traffico e chiama il 112. Interviene solo se puoi farlo senza rischiare morsi o spine.
Controlla se ci sono sangue, una ferita aperta o fili che entrano nella pelle. Una zampa gonfia, un filo stretto alla base di un arto o piccole masse biancastre nel pelo (uova di mosca, poi larve) indicano che è lì da tempo. In quel caso il tempo conta e bisogna prevedere un passaggio da un professionista.
Come liberare un riccio impigliato in una rete, passo dopo passo
Il principio è semplice: si taglia la rete, non si tira mai l’animale. Le maglie in nylon funzionano come un filo da pesca: se si forza, penetrano nella carne e possono incidere una zampa fino all’osso.
- Indossa guanti spessi (da giardinaggio o in pelle). In mancanza, usa un asciugamano spesso per tenerlo fermo.
- Appoggia delicatamente l’asciugamano sul riccio per calmarlo. Parla a bassa voce, senza gesti bruschi.
- Solleva la rete per allentare un po’ la tensione, senza tirare l’animale.
- Taglia le maglie una alla volta, facendo scorrere la lama dal lato opposto al corpo, poi apri la rete invece di sfilarla.
- Una volta tagliato l’ultimo filo, rimuovi i pezzi di rete seguendo il percorso inverso a quello della trappola.
Il materiale e i gesti per non ferirlo
Le forbici a punta arrotondata sono lo strumento ideale: la punta non rischia di pungere la pelle se l’animale si muove. Una piccola pinza tagliente e sottile può aiutare su un filo molto stretto, purché si veda bene dove passa. Evita cutter e coltelli, troppo pericolosi per un animale che si contrae al minimo contatto.
Se il riccio resta chiuso a palla, non cercare di aprirlo con la forza. Lascialo sotto l’asciugamano per qualche minuto: spesso si rilassa e le maglie si allentano. Per i fili che sono scomparsi nella pelle, non tentare nulla da solo e rivolgiti direttamente al CRAS o a un veterinario, lasciando il filo al suo posto. Se la rete è stretta attorno a zampe, collo o addome, oppure contiene spine, filo metallico o uncini, interrompi il tentativo e attendi le istruzioni del CRAS o della Polizia provinciale.
Checklist rapida prima di partire in emergenza
Guanti o asciugamano, forbici a punta arrotondata, scatola di cartone con panni, borsa dell’acqua calda tiepida, telefono per chiamare un CRAS. Un riccio liberato ma in pieno giorno, apatico, ferito o magro non va rilasciato subito.
Dopo la liberazione: esaminarlo e capire se serve portarlo in cura
Appena è libero, esaminalo in fretta ma con calma. Controlla zampe, collo, muso e pancia alla ricerca di una ferita, un solco lasciato dal filo o un gonfiore. Un riccio in buona salute si chiude a palla molto stretta quando lo tocchi. Un animale molle, che non reagisce, è preoccupante.
Chiama un CRAS o un veterinario se noti una ferita, un filo rimasto nella pelle, mosche o larve, una grande debolezza o un dimagrimento evidente (fianchi incavati, testa appuntita). Vale lo stesso se è piccolo e solo in autunno, o in pieno giorno senza un motivo apparente. Un riccio in perfetta forma, vivace e senza segni, può essere rilasciato la sera stessa nel punto in cui l’hai trovato.
Il riccio è una specie protetta: non va tenuto in casa né curato da soli per lungo tempo. I CRAS della tua Regione o provincia curano la fauna selvatica senza costi per il cittadino e sono il riferimento principale; per trovare il centro più vicino puoi consultare gli elenchi regionali della LIPU. Di norma i CRAS non effettuano il recupero sul territorio, quindi dovrai trasportare tu l’animale.
Primo soccorso e messa al riparo in attesa del centro di cura
Sistema il riccio in una scatola di cartone alta, con il fondo coperto da un asciugamano o da un vecchio panno senza fili che possano impigliarsi. Metti sotto una borsa dell’acqua calda avvolta in un tessuto, mai bollente, per riscaldare l’animale senza imporgli un calore diretto. Un riccio uscito da una rete è spesso stressato, a volte in ipotermia.
Colloca la scatola in una stanza tranquilla, buia e tiepida, lontano da cani, gatti e bambini. Offrigli dell’acqua in un piattino poco profondo, perché la disidratazione è frequente dopo ore di immobilità. Se rifiuta di bere o non si muove, non forzarlo.
Puoi offrirgli un po’ di umido per gatti (carne, senza salsa né pesce) se sembra sveglio e affamato. Non dargli alcun farmaco, né disinfettante, né crema, né antibiotico: un prodotto sbagliato può intossicarlo, e solo un professionista conosce le dosi adatte a un animale selvatico. Contatta il CRAS senza attendere, anche di notte o nel fine settimana se possibile, per sapere come procedere.
Ciò che non bisogna assolutamente fare
Il primo errore è tirare la rete per fare prima. Il secondo è strappare i fili con le dita, rischiando di lacerare la pelle e lasciare pezzi conficcati. Molti danno anche latte o pane, mentre il riccio non li digerisce e può ammalarsi.
Non immergerlo in un bagno né avvolgerlo strettamente in un panno umido. Non rilasciarlo al calare della notte se è ferito, anche se sembra stare meglio: un riccio perde le forze in fretta quando ha una ferita. Infine, evita di tenerlo per giorni per « rimetterlo in sesto »: non è consentito e rischia di nuocergli, soprattutto in vista del letargo, quando le sue riserve di grasso decidono della sopravvivenza (vedi perché preservare il rifugio di un riccio che va in letargo in giardino).
Prevenire: mettere in sicurezza reti e giardino per proteggere i ricci
La migliore difesa è non lasciare reti alla portata delle zampe. Una rete da giardino o antiuccelli deve essere tesa bene, con maglie di grandi dimensioni, e sollevata di almeno 30 cm dal suolo, così un riccio può passarvi sotto. Riponila appena non serve più, perché una rete abbandonata nell’erba è un pericolo costante. Pensa anche alle reti per la vite e per il campo da calcio lasciate installate di notte.
In giardino altre insidie attendono l’animale: tosaerba e robot tosaerba, buche profonde, vasche senza rampa di uscita, pesticidi e prodotti antilumache. Un piccolo passaggio di 13 cm per 13 cm alla base di una recinzione gli consente di spostarsi da un terreno all’altro, un punto essenziale spiegato in perché i ricci hanno bisogno di muoversi tra i giardini. Un mucchio di foglie o di legna in un angolo tranquillo offre un rifugio per l’inverno.
Se incontri un riccio in difficoltà, ricorda questa regola: osserva, proteggi le mani, taglia senza tirare, poi fai visitare l’animale al minimo dubbio. Questi pochi minuti possono salvargli la vita.





