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Quale fiore viola attira api, bombi e farfalle? L’ipotesi più probabile in Italia

Abeille posee sur un petale mauve, tige verte

Vi siete imbattuti in questa frase in un esercizio di scienze, in un quiz o su un libro di testo e cercate la pianta giusta? Oppure avete notato in giardino un fiore viola coperto di insetti? In entrambi i casi la risposta si riassume in qualche nome e in un meccanismo che si spiega in tre idee.

Risposta rapida: l’ipotesi più probabile è la facelia

La descrizione, da sola, non permette di identificare con certezza una sola specie. L’ipotesi più probabile è la facelia (Phacelia tanacetifolia), pianta dai fiori viola considerata in Italia una pianta mellifera. Tra le alternative figurano lavanda, agastache, salvia dei prati, nepeta, campanula e borragine: tutte producono nettare e attirano api, bombi, farfalle e sirfidi.

Perché un fiore viola attira più specie di impollinatori?

Un fiore non ha gambe. Perché il suo polline arrivi a un’altra pianta della stessa specie, deve convincere un animale a fare il viaggio al posto suo. Il nettare funziona da compenso: l’insetto arriva per lo zucchero e riparte con il polline attaccato al corpo. È il principio dell’impollinazione incrociata.

Colore, guide del nettare e ultravioletto

Il viola non è un caso. Api e bombi vedono molto bene il blu, il viola e l’ultravioletto, ma distinguono male il rosso. Una corolla viola spicca quindi sul verde del fogliame, anche da lontano.

Molti fiori hanno in più delle «guide del nettare»: linee o macchie, a volte visibili solo in ultravioletto, che disegnano una pista di atterraggio verso il cuore del fiore. L’insetto sa dove posare le zampe e dove infilare la lingua. Nella salvia, la forma stessa del fiore a labbro fa da piattaforma, e il bombo che entra fa ribaltare gli stami sul proprio dorso.

A questo si aggiungono un profumo, una fioritura lunga e fiori raggruppati in spighe o grappoli. Una sola sosta permette di visitare decine di fiori, e questo piace a tutti gli insetti bottinatori.

Quali fiori viola offrono nettare a più impollinatori?

Ecco le piante più citate, con i visitatori che vi si osservano e il periodo di fioritura indicativo nel nostro clima.

Fiore Impollinatori principali Fioritura
Lavanda Api, bombi, farfalle Giugno-agosto
Agastache Api, bombi, farfalle, sirfidi Luglio-ottobre
Salvia dei prati Bombi, api selvatiche Maggio-agosto
Nepeta Api, bombi, sirfidi Maggio-settembre
Campanula Bombi, api solitarie Giugno-agosto
Borragine Api, bombi, sirfidi Maggio-ottobre

Gli esempi da ricordare: lavanda, agastache, salvia, nepeta, campanula, borragine

La lavanda, il cui interesse per gli impollinatori vicino all’orto è illustrato in questo articolo su piantare la lavanda vicino all’orto, resta la regina dei giardini aridi. Le sue piccole spighe viola si aprono gradualmente, garantendo nettare per settimane. L’agastache resiste fino all’autunno, quando i fiori scarseggiano e gli insetti ne hanno più bisogno.

La nepeta, parente dell’erba gatta, riparte con più vigore se la si taglia dopo una prima ondata di fiori. La campanula punta su una corolla a campana: alcune api selvatiche le sono quasi specializzate. Quanto alla borragine, i suoi fiori blu-violacei ricostituiscono il nettare molto in fretta, da cui il ronzio costante intorno a loro.

Anche la facelia, coltivata in Italia come coltura mellifera e nei miscugli per prati fioriti, merita un posto. In Umbria, a Ficulle, una fioritura segnalata viene descritta come una straordinaria pianta mellifera, con nettare e polline di alta qualità e una produzione di miele che può arrivare a 10 quintali per ettaro in condizioni favorevoli. Anche la Viola odorata, la violetta mammola, apre la stagione per i primi insetti usciti dall’inverno.

Chi viene a bottinare: api, bombi, farfalle, sirfidi

Ogni visitatore ha il suo metodo. Le api domestiche e selvatiche raccolgono nettare e polline e tendono a restare sulla stessa specie durante il giro, il che rende la loro impollinazione molto efficace. I bombi, più pesanti e pelosi, lavorano anche con il tempo fresco e sanno forzare i fiori chiusi o a leva, come la salvia.

Le farfalle infilano la spiritromba nelle corolle strette, da qui la passione per i fiori tubolari dell’agastache o della lavanda. I sirfidi, quelle mosche a strisce che imitano le vespe, prediligono fiori aperti e poco profondi, e le loro larve divorano poi gli afidi. In Italia, il ruolo di impollinatore notturno su certi fiori spetta alla sfinge colibrì (Macroglossum stellatarum), una falena dal volo stazionario.

Rispondere a un esercizio di scienze: i criteri da citare

Per giustificare la risposta, appoggiatevi su quattro punti: una corolla colorata e vistosa, la presenza di nettare come ricompensa, il trasporto del polline da parte dell’insetto e la varietà dei visitatori osservati (api, bombi, farfalle, sirfidi). Citate l’impollinazione incrociata e, se il tema lo consente, la coevoluzione tra fiore e insetto. Se la traccia non indica la specie, precisatelo e presentate la facelia come ipotesi più probabile.

Fiori viola autoctoni e piante mellifere: il ruolo della biodiversità

Un fiore non è necessariamente mellifero solo perché è bello. Alcune varietà ornamentali molto doppie, selezionate per i petali in sovrannumero, nascondono gli stami e producono poco nettare. Gli insetti passano oltre.

Le piante autoctone offrono il miglior rendimento per la fauna locale. Salvia dei prati, raperonzolo, bugola comune e violetta mammola si sono evolute insieme agli insetti delle nostre regioni, che sanno sfruttarle. Coltivare piante locali significa nutrire anche le specie più discrete, come le api solitarie, spesso più minacciate dell’ape domestica.

Queste piante mellifere sostengono tutta la catena: gli impollinatori assicurano la riproduzione di fiori, frutti e semi, e i semi nutrono a loro volta uccelli e piccoli mammiferi. Per questo la biodiversità di un angolo di prato lasciato fiorito supera di gran lunga quella di un prato rasato.

Coltivare questi fiori per sostenere gli impollinatori

La buona notizia è che queste piante richiedono poco. Lavanda, agastache, nepeta e salvia, tipiche delle piante mediterranee per giardino arido, amano il pieno sole e un terreno ben drenato, anche povero. Campanula e borragine si accontentano di un po’ più di freschezza. Un’irrigazione moderata il primo anno basta, poi la maggior parte si arrangia da sola.

Per distribuire le risorse, abbinate più specie le cui fioriture si susseguano da maggio a ottobre. Raggruppatele in aiuole di almeno un metro quadrato: gli insetti individuano meglio una grande macchia viola che una pianta isolata. Ecco i gesti che fanno la differenza:

  • lasciare qualche stelo secco in inverno per dare riparo agli insetti;
  • evitare gli insetticidi, anche quelli definiti naturali, durante la fioritura;
  • tagliare le spighe sfiorite di nepeta e lavanda per stimolare nuove fioriture;
  • riservare un angolo non tosato, dove crescano bugola, violetta e trifoglio.

Un giardino di pochi metri quadrati, con tre o quattro di questi fiori viola, diventa presto un prezioso punto di sosta per i bottinatori. E basta sedersi mezz’ora in estate per vedere passare api, bombi, sirfidi e farfalle. È la migliore dimostrazione di ciò che dice la frase di partenza.

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